Rosa candida di Audur Ava Ólafsdóttir

Rosa candida, pubblicato da Einaudi nel 2012 è diventato un autentico caso letterario, il cui successo è stato decretato dal popolo dei lettori. Il romanzo si è infatti aggiudicato una serie di premi, come il Grand Prix des lectrices de Elle, il Prix Page des Libraires 2010, il Prix des libraires du Quèbec e il Prix des Amis du Scribe 2011.

Ci sono libri che la spuntano silenziosamente. Come? Grazie al passaparola di lettori e librai che prendono a cuore una storia e la trasportano sulle ali del vento del passaparola. È accaduto al libro dell’autrice islandese Audur Ava Ólafsdóttir.

Protagonista della storia è Lobby, ventidue anni, che vive nelle terre fredde e incolte dell’Islanda con l’anziano padre, premuroso ottantenne, e il gemello autistico Joseph. Ha una figlia, Flora Sol, frutto di un breve incontro avuto con un’amica all’interno della serra dove sua madre, morta alcuni anni prima durante un incidente stradale, coltivava fiori e piante. Della sua breve notte d’amore Lobby non ricorda i tratti del viso dell’amante, ma definisce quell’incontro come un momento fugace avvenuto in un “quinto di notte”. Studente brillante, contrariamente alle previsioni paterne, ha deciso di non iscriversi all’università e di accettare la proposta di un lavoro come giardiniere, data la passione per le piante ereditata da sua madre.

Il racconto si apre con la cena di commiato di Lobby dalla sua famiglia, prima della partenza verso un luogo non ancora definito. Lungo il tragitto, infatti, Lobby affronterà una serie di vicissitudini che formeranno il suo carattere. Lontano, proprio laddove inconsciamente pensa di nascondersi, nella completa solitudine, imparerà ad ascoltare il suo corpo, ad approfondire fino ad affrontare, la sua ossessione per la vita e la morte, fino a quando la vita lo sorprenderà portando a compimento la sua crescita di uomo.

La narrazione in prima persona, caratterizzata da uno stile limpido e lineare, è scandita da lunghi monologhi interiori che conducono il lettore lungo la crescita interiore del protagonista. Lobby parte alla ricerca di se stesso e lo fa nella più completa solitudine, con la sola compagnia delle sue piante di rose rare a otto petali. L’abilità dell’autrice sta nel guidare il pubblico verso un viaggio sconosciuto, scoprendo la meta a piccole tappe, tenendolo incollato alle pagine in un crescendo di interrogativi e curiosità.

Rosa candida è uno di quei libri che arriva dritto al cuore in silenzio con estrema delicatezza, proprio come un fiore che apre i suoi petali al sole lentamente, inchinandosi al flusso della natura. Come il protagonista, anche il lettore vivrà il passaggio dall’ombra alla luce, dall’incertezza e confusione interiore approderà a una matura consapevolezza della propria esistenza. Lobby soffre il mar di mare, ha bisogno di un terreno stabile sul quale piantare il seme delle sue speranze e osservare germogliare la propria esistenza, ponendosi in ascolto.

Per quanto riguarda invece l’impianto narrativo il libro può apparire carente in molti punti, fra i quali la mancata caratterizzazione dei personaggi. A volte bastano poche frasi per rendere indimenticabile un personaggio anche secondario, in questo caso molti appaiono più comparse funzionali di una scena incentrata tutta sul viaggio interiore del protagonista. La parte centrale è un po’ lenta.

Tuttavia il successo del romanzo consiste nella delicatezza con cui l’autrice descrive l’indole marcatamente femminile del protagonista, che nel corso della storia maturerà sentimenti materni. Lobby è un ragazzo che sin dalla sua infanzia rivela una spiccata sensibilità, facendo sua la passione materna per i fiori e le piante e sviluppando, nel tempo, la curiosità di veder fiorire qualcosa al di là di un terreno sterile e ostico come quello islandese. E ancora, il viaggio inteso come trasformazione, la cura del leggendario roseto abbandonato alle incurie del tempo che farà rinascere, sono tutte tappe che lo condurranno a una sorprendente scoperta: la paternità. L’autrice fa sbocciare questo nuovo sentimento in Lobby proprio come accade con un fiore raro e sconosciuto ai più. Fra intemperie e difficoltà, il piccolo germoglio volge i suoi petali a una nuova luce, mostrando infine tutto il suo splendore. Quando si ritroverà a dover accudire la sua bambina, Lobby si scoprirà perfettamente a suo agio a svolgere le incombenze quotidiane che richiedono la crescita di un figlio. Cucinerà cibi nutrienti, penserà alla spesa, porterà a spasso la bambina mentre la madre (alla quale ha preservato con discrezione uno spazio tutto per sé) studia per cercare il suo posto nel mondo, spalmerà creme profumate su quel corpicino delicato … Insomma, fra le righe l’autrice tratteggia la figura ideale del papà che molte mamme vorrebbero al loro fianco, auspicando l’avvento di un legame basato sulla parità dei sessi, un’utopia che tanto utopia oggi in fondo non è. Il ruolo dei padri all’interno della famiglia si è decisamente evoluto. Di padri attenti, premurosi, presenti, che partecipano assiduamente al percorso di crescita dei propri figli ve ne sono, ormai, e rappresentano un concreto esempio di emancipazione del ruolo maschile, fino a poco tempo fa ancora rinchiuso in stereotipi da macho e individuo che cela i propri sentimenti dietro una corazza impenetrabile. Lobby rappresenta quella gradevole ventata di novità, l’affermarsi di quella ambita libertà che ciascun individuo possa rivestire il proprio ruolo all’interno di una relazione facendo pace con i propri demoni interiori, accettando la parte femminile e maschile che alberga in ognuno di noi, indipendentemente dal sesso col quale si nasce.

Madre e figlia mi scrutano: addosso ho la camicia bianca appena stirata e i miei capelli sono tagliati di fresco. Meglio di così… Saluto Anna con un bacio sulla guancia e sorrido alla bimba che mi sorride di rimando: ha un viso di porcellana, con le fossette sulle gote rosa e le labbra umide. Pare che si sprigioni una specie di luce da questa creatura che ora tende le braccia verso di me.”

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